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Prefazione di
Dora Marchese, docente, italianista e saggista
Quando Miette Mineo mi ha chiesto di scrivere alcune righe di presentazione per questo volume, ho accettato vo­lentieri. La ragione è anche personale, dal momento che da diversi anni mi occupo di una scrittrice molto nota ai suoi tempi, oggi totalmente dimenticata, che ho sottrat­to al lungo oblio della storia letteraria italiana: Adelaide Bernardini (Narni, 1872 – Catania, 1944), moglie di Lui­gi Capuana, poetessa, narratrice, articolista, drammaturga e, prima di tutto, maestra. Come accadde a molte donne della sua generazione, fu proprio attraverso lo studio e l’impiego come istitutrice dei figli del console italiano a Smirne che Bernardini riuscì a conquistare uno spazio di autonomia intellettuale e sociale in una realtà ancora pro­fondamente segnata da limiti e pregiudizi nei confronti della presenza femminile nella vita pubblica. Il rapporto con Capuana nacque quando egli assunse Bernardini nel­la propria casa romana come bibliotecaria e correttrice di bozze. Da questa iniziale collaborazione professionale prese forma un sodalizio intellettuale che la portò a di­ventare sua prima lettrice, stretta collaboratrice, cura­trice e perfino coautrice di alcuni testi narrativi e teatra­li. Un’intesa nata sul terreno della condivisione culturale e destinata poi a trasformarsi in un legame sentimentale.
Partire da questa figura mi è sembrato naturale leggendo il lavoro di Miette Mineo, perché il volume che il lettore ha tra le mani affronta un tema non sempre al centro dell’at­tenzione critica, ma che è invece significativo per la sto­ria della cultura italiana: la rappresentazione della maestra nella letteratura tra la fine dell’Ottocento e il Novecento.
Il libro si presenta come un’antologia ragionata che rac­coglie pagine di scrittrici e scrittori dedicate a questa figura, seguendone l’evoluzione dalla nascita della scuola nazionale fino a esperienze letterarie più vicine ai nostri giorni. L’inten­to è quello di osservare come la letteratura abbia raccontato e interpretato una professione che, pur nella sua dimensio­ne quotidiana e spesso poco appariscente, ha avuto inve­ce un ruolo rilevante nella formazione culturale del paese.
Come si legge nella premessa del volume, nella communis opinio la maestra appare spesso come «quel modello saggio e rassicurante che ci accompagnava in una infanzia serena», figura emblematica di una scuola che per generazioni ha rap­presentato il primo e fondamentale luogo di educazione civile.
Dietro questa immagine, tuttavia, si intravede una re­altà storica più articolata. La figura della maestra si de­finisce soprattutto dopo l’Unità d’Italia, quando emer­ge l’esigenza di costruire un sistema educativo capace di dare coesione culturale a un paese appena unificato. In questo contesto la scuola elementare assume un ruo­lo centrale e la maestra diventa una presenza significativa nella vita delle comunità, mediando tra il progetto edu­cativo dello Stato e le diverse realtà sociali e territoriali.
Il percorso proposto nel volume di Mineo prende av­vio con figure di primo piano della letteratura italiana: da Edmondo De Amicis (Oneglia, 1846 – Bordighera, 1908) alla poliedrica Matilde Serao (Patrasso, 1856 – Napoli, 1927), nei cui testi la scuola compare già come spazio in cui si riflettono dinamiche sociali, aspirazioni e difficoltà di un’Italia in trasformazione. Giornalista, scrittrice e im­prenditrice editoriale, Matilde Serao, una delle figure più dinamiche del giornalismo italiano tra Otto e Novecento, dopo un periodo di insegnamento come maestra elemen­tare intraprese la carriera giornalistica e, nel 1904, divenne la prima direttrice di un quotidiano, «Il Giorno» di Napoli. Nei suoi scritti seppe raccontare con vivacità e attenzione critica sia gli ambienti dell’alta società sia la vita dei quar­tieri popolari, affermandosi come una delle voci più au­torevoli della narrativa e del giornalismo del suo tempo.
Con Ada Negri (Lodi, 1870 – Milano, 1945), che dell’insegnamento fece esperienza diretta, la rappresen­tazione della maestra assume una dimensione più par­tecipe e concreta. Nella sua opera l’ambiente scolasti­co appare come luogo d’incontro tra storie individuali e condizioni sociali spesso difficili, in cui la funzione edu­cativa si intreccia con una forte componente umana.
Il volume dedica poi attenzione ad alcune autrici del Nord Italia, tra cui Paola Lombroso (Pavia, 1871 – To­rino, 1954) e Paola Guglielminetti (Torino, 1884 – ivi, 1964), che testimoniano percorsi diversi ma ugualmente interessanti per l’impegno culturale e pedagogico. Figlia dell’antropologo Cesare Lombroso, Paola fu giornalista, scrittrice e pedagogista. Attiva in ambito culturale e socia­le, dedicò gran parte della sua attività all’educazione e alla promozione della lettura tra i bambini, ideando iniziative come le Bibliotechine rurali e collaborando alla nascita del «Corriere dei piccoli». Cresciuta in un vivace ambiente intellettuale torinese, unì all’attività letteraria un forte im­pegno civile e pedagogico, come dimostra anche l’attivi­tà di assistenza ai bambini durante gli anni della guerra.

La figura di Paola Guglielminetti, invece, parente della poetessa Amalia Guglielminetti, mostra come la dimen­sione letteraria e quella pedagogica possano intrecciarsi in una riflessione più ampia sulla condizione femmini­le e sul ruolo della cultura nella formazione individuale.
Interessante è anche la parte relativa al riscatto di Gi­selda Fojanesi (Foiano della Chiana, 1851 – Lodi, 1946), l’infelice moglie del poeta Mario Rapisardi: insegnante e scrittrice che, dopo l’esperienza diretta nella scuola ele­mentare, svolse attività letteraria collaborando a riviste e pubblicando racconti e testi destinati anche alla for­mazione dei giovani. Nei suoi scritti emerge spesso il mondo della scuola e della vita quotidiana delle maestre, osservato con attenzione alla realtà sociale e alle diffi­coltà della professione docente tra Otto e Novecento.
Un’attenzione specifica è riservata ad altre scrittrici sici­liane, come Maria Messina (Palermo, 1887 – Pistoia, 1944), insieme con la nissena Elvira Mancuso (Caltanissetta, 1867 – ivi, 1958), scrittrice e giornalista, fine osservatrice del­la società del suo tempo e, in particolare, della condizio­ne femminile e delle tensioni tra tradizione e modernità.
Il merito principale del lavoro di Miette Mineo sta nell’aver riunito queste diverse voci in un percorso di lettura che consente di cogliere come la figura della ma­estra sia stata osservata e interpretata da prospettive differenti. Attraverso racconti, pagine narrative e testi­monianze letterarie emerge un quadro variegato, che re­stituisce alcuni aspetti della storia della scuola italiana e del ruolo svolto dalle donne nel mondo dell’istruzione.
Rileggere oggi questi testi significa anche ri­cordare come, dietro l’immagine familiare del­la maestra tramandata dalla memoria collettiva, si trovi una realtà fatta di dedizione, responsabilità edu­
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cativa e presenza quotidiana nella vita delle comunità.
In questo senso il volume curato da Miette Mineo of­fre al lettore un itinerario di lettura che invita a guardare con maggiore attenzione a una figura che, pur nella sua discrezione, ha contribuito in modo non secondario alla formazione culturale e civile del paese. Del resto, come asseriva il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz «Colui che è maestro di scuola può cambiare la faccia del mondo» e, più recentemente, lo scrittore Gesualdo Bufalino, a colo­ro che gli chiedevano come sconfiggere i mali della nostra società e la mafia in primis, a risposto che potranno es­sere sconfitti solo «da un esercito di maestri elementari».

                                                                                                         Catania, 17 marzo 2026
Alcuni momenti della presentazione del libro presso la sede dell'Archeoclub di Catania, il 4 giugno 2026