Prefazione di Mario Bruno
"Tattoo" da Corti di carta
Intervista a Radio Zammù
Recensioni:
Cristina Grasso
Sonia Nicotra

Il 26 marzo si è tenuta, nella sede dell'Archeoclub, presso la Scuola Pizzigoni, la presentazione del libro Corti di Carta, dell'autrice catanese Miette Mineo. Si tratta di una raccolta di racconti brevi, ma gravida di temi e suggestioni. Nel suo lavoro Miette Mineo passa in rassegna l'intero ciclo della vita umana. Ecco quindi la spensieratezza dell'infanzia, con i suoi colori, sapori, con l'allegro chiasso di tante piccole voci, il tramestìo di tanti piccoli piedi; l'adolescenza, la fatica di crescere: una fase della vita che la sua personale esperienza nella scuola le ha permesso di conoscere ed indagare.

Prepotente protagonista, filo conduttore che accomuna molti dei racconti di questa raccolta, è però, l'amore, analizzato, sezionato dall'autrice con chirurgica precisione in tutte le sue varianti. La timidezza e l'urgenza dell'amore tra adolescenti, l'illusione della conquista tra i giovani, l'amore che si fa dipendenza, annullamento di sé, una catena che solo un gesto estremo può spezzare; un amore disilluso che chiede vendetta, un orrore che, forse, si nasconde dietro la tranquilla facciata di un matrimonio borghese. Ma l'amore più forte è, probabilmente, quello che non c'è, quello che è finito, e nella sua fine trascina con sé le vite dei protagonisti. L'amore desiderato, intravisto tra gli scaffali di un supermercato, cercato tra le pagine di un libro o, come si fa di questi tempi, in chat, nello spazio vago ed infinito del web. Ed infine la consapevolezza dell'amore perduto per sempre, perché non è più tempo, perché la fama, il successo, sono solo maschere che provano a celare inutilmente il passare degli anni. Interessante, e molto presente, il tema dello specchio. Lo specchio sembra diventare un muto compagno, l'alter ego a cui affidare la consapevolezza di sé, della propria esistenza, talvolta della propria coscienza; lo specchio che rimanda ai protagonisti l'immagine di ciò che sono, ma anche di ciò che non sono più; giudice impietoso, silenzioso testimone del cambiamento fisico, sì, ma più ancora psicologico; un cambiamento profondo, che spesso fa sì che i personaggi si ritrovino alla fine talmente diversi da non riconoscersi quasi più.

Ogni scrittore mette nei propri lavori una parte di sé, della propria vita, delle proprie esperienze. Miette Mineo, già autrice di una raccolta di racconti di forte denuncia (La bambola graffiata), lascia trasparire il suo impegno sociale anche in questo ultimo lavoro, inserendovi alcuni racconti che, quasi all'improvviso, aprono degli squarci su realtà a volte lontane, a volte vicinissime a noi, ma difficili e problematiche, come il carcere, l'handicap, il volontariato. Ecco quindi che Corti di carta si presenta sì come una raccolta di racconti brevi, ma una raccolta che non è una semplice giustapposizione di storie, quanto piuttosto una sorta di puzzle, ciascun pezzo del quale contribuisce a creare un'immagine, un quadro unitario, un affresco di temi, sensazioni, emozioni in cui ciascun lettore può riconoscere almeno una piccola parte di sé e delle proprie esperienze di vita.
Domenico Trischitta

C'è chi dice che la scrittura di un romanzo sia più difficile di quella di un racconto, io sostengo il contrario. Come il velocista di atletica, che nello spazio di cento metri deve sviluppare una potenza progressiva per arrivare alla vittoria, così il narratore breve deve caricare la storia per esplodere nel finale. Miette Mineo conosce bene le dinamiche del racconto, sa dosare con equilibrio la struttura del plot che evita di banalizzare con una sterile retorica. Sì, è un genere difficile, ma l'autrice dimostra di saperci fare con disinvoltura, come avviene nel primo racconto della raccolta, "Emma conta": Un episodio banale - in fondo - Emma si ripeteva che non era successo niente di grave, che chissà quante volte, a chissà quanta gente capita. Di essere piantata in un appuntamento come questo, al buio.
Presentazione alla libreria "Prampolini"
powered by Guido Scuderi
Alcuni racconti tratti dal libro si trovano nella sezione dedicata:

- Accanto al fiume
- Emma conta
- Il buio, la luce
- La ragazza del mare
- Le fil rouge
- Matilde
- Piccoli crimini domestici
- Tattoo
Le short story di Miette Mineo sembrano scatole magiche che, una volta aperte, emanano i profumi descritti, lasciando intravedere anche i colori del cielo o di una nuvola, le sfumature di un tramonto, la goccia di sudore che imperla la fronte di un perito settore e facendo intuire la paura di un amante dei tatuaggi perseguitato da un incubo.
Dentro queste scatole magiche si respira letteratura, gusto raffinato nel descrivere un luogo, un sentimento, una passione, una repulsione. Corti di carta è l'azzeccato titolo della raccolta che l'autrice abilmente firma con il desiderio che le vicende, non di rado surreali, dal costrutto onirico e dai risvolti noir, siano trasposte nel cinema per la realizzazione di un cortometraggio e, perché no, anche di un lungometraggio, previa opportuna sceneggiatura rimaneggiata, così come è avvenuto e avviene sovente sul grande schermo, vedi per esempio La leggenda del pianista sull'Oceano che il premio Oscar Peppuccio Tornatore trasse da Novecento, racconto di Alessandro Baricco.
Lo stile di Miette Mineo è scorrevole, avvincente, sempre asciutto come quello di Steinbeck anche quando si dilunga appena un po' su un particolare degli occhi, di un'alba, sui cromatismi dell'acqua di un lago. Ed è stile ricco di polpa narrativa che rammenta pure la Fallaci la quale amava soffermarsi su un oggetto come sul credo e le teorie dei tanti personaggi storici, leader politici e condottieri intervistati.
L'accuratezza nelle descrizioni e quel persistente alone di mistero che alimenta la tensione, rammentano poi il grande giallista lombardo-veneto Renato Olivieri, pure lui autore di affascinanti short story poliziesche dove la detection da cardiopalmo si alterna a esperte pennellate con cui si disegnano angoli urbani, ballatoi di falansteri anneriti dallo smog, facce gelide di mestieranti del crimine, volti appassiti di donne non più giovani. Miette Mineo rievoca il meglio di maestri della narrativa pur conservando un linguaggio e una tecnica assolutamente originali e limpidi. Se le storie finiranno al cinema bene, se resteranno chiuse nelle pagine di un libro bene lo stesso, perché le scatole magiche offrono sempre sorprese stimolanti. Che suscitano emozioni come un film.